Senza scomodare Benjamin e la dissacrazione dell’aura sacrale dell’artista a cui tu stesso accennavi, non temi che il massiccio utilizzo della tecnologia nell’esposizione possa togliere qualcosa all’esperienza dell’arte?

Il pennello, lo scalpello sono tecnologia. L’aspetto digitale, informatico ha reso tutto ancora più riproducibile di quanto Benjamin dicesse ai suoi tempi. Di tutto questo grande e, in qualche modo giustificato, dibattito tra arte e tecnologia, non sento grande pressione. L’arte è uno strumento di ricerca: non esiste arte che faccia qualcosa che è stato già fatto; se non c’è ricerca, possiamo parlare di artigianato, ma certamente non di arte. Se l’arte deve cercare nuove modalità espressive, non può che farlo con i mezzi che l’epoca mette a disposizione. Sicuramente un’arte che si collega alle tecnologie digitali e interattive perde parte di quella sua sacralità perché il pezzo non è più unico, il visitatore non è più distanziato, l’opera può cambiare in funzione allo spettatore. L’oggetto artistico, a maggior ragione quando non c’è più un oggetto ma un ambiente, una situazione in cui lo spettatore è immerso – e questo ne cambia enormemente la percezione – perde la sua sacralità. Non so se sia un fatto positivo o negativo; quello che so è che i tempi sono questi e questa la direzione nella quale sta andando il mondo. Abbiamo il web 2.0 in cui è la gente produce i contenuti; abbiamo l’arte contemporanea in cui è lo stesso spettatore che diventa parte integrante dell’opera.

Qualche anticipazione sui progetti futuri?

Nuovi stimoli stanno nascendo dal fatto che quello che stiamo facendo a Bologna susciti interesse altrove, sia per quanto riguardala mostra su Dalì che stiamo pensando di proporre in altri spazi, forse in maniera radicale solo nella sua parte interattiva, sia per quanto riguarda il format della Bologna experience. La prossima mostra a cui stiamo lavorando è abbastanza particolare, sull’archetipo di muro: vorremmo raccontare le diverse evoluzioni di questo oggetto, le valenze semantiche che ha assunto nel corso della storia dell’umanità, la sua portata simbolica, l’ambivalenza del suo statuto di oggetto che divide e allo stesso tempo protegge, dalle mura di Gerico alla Grande muraglia cinese a tutti i muri e le mura di oggi.

Un assaggio di Bologna experience per i lettori di Inkorsivo?

A Bulåggna l’è un chéld ch’a t sûda la langua in båcca!
 A Bologna, in giugno, c’è davvero un caldo che ti fa sudare la lingua in bocca. Nel frattempo, però, è passato qualche mese, fa molto meno caldo e rimangono ormai pochi giorni per visitare Bologna experience a Palazzo Belloni. Vi invitiamo a farlo e a raccontarci le vostre impressioni. Ringraziamo Claudio Mazzanti per la sua disponibilità.